Ambiente Animali 

«Basta botti, i cani vivono un incubo»: la lettera di un istruttore cinofilo alla sindaca Salis

Denuncia settimane di esplosioni “da teatro di guerra” e chiede più controlli, campagne di sensibilizzazione e progetti nelle scuole: «Non è un fastidio, ma un problema di benessere animale e salute pubblica»

Un appello accorato, lungo e documentato, rivolto direttamente alla sindaca Silvia Salis perché Genova cambi passo sui botti di Capodanno e, più in generale, sulle esplosioni che da metà novembre in poi scandiscono le serate di molti quartieri. A scriverlo è Giuseppe Loiacono, istruttore cinofilo qualificato ed esperto in recupero comportamentale, da anni attivo a Genova con consulenze, classi di socializzazione e percorsi educativi dedicati alla relazione tra persone e cani.

Loiacono vive a Marassi, zona Quezzi, ma chiarisce subito che il problema «non riguarda solo il mio quartiere: è diffuso in tutta la città, dalla Valbisagno al Ponente, dal Centro ai quartieri collinari». Nella sua lettera, spiega di amare profondamente Genova, dove è nato e dove ha avviato tutte le sue attività, ma confessa anche stanchezza e frustrazione: «Già da metà novembre, quasi ogni sera, si sentono botti e petardi di forte potenza, con esplosioni che ricordano più un teatro di guerra che una città civile».

Se la notte di Capodanno, scrive, può essere discussa e in parte “messa in conto”, ciò che ritiene inaccettabile è l’esposizione prolungata, per settimane, a esplosioni continue tra i palazzi, nei giardini condominiali, nelle vie strette dei quartieri. «Ogni anno mi trovo costretto ad allontanarmi da Genova con i miei cani per proteggerli – racconta – e chi non può farlo si barrica in casa, sperando che al proprio animale non venga un infarto dalla paura».

Nella lettera, l’istruttore cinofilo entra nel merito degli effetti sugli animali, con un linguaggio che combina competenza tecnica ed esperienza sul campo. Ricorda che il cane ha un udito molto più sensibile del nostro e che il boato improvviso di un petardo viene percepito come «uno stimolo imprevedibile, incontrollabile e minaccioso». A livello neurobiologico, spiega, questi rumori attivano i circuiti della paura, con rilascio di adrenalina e cortisolo: tachicardia, tremori, iperventilazione, tentativi di fuga o blocco totale.

Non si tratta di un semplice spavento, ma di una vera risposta di “lotta, fuga o congelamento” che può sfociare nel panico: aumentano le fughe incontrollate, i cani che si sfilano da collari e pettorine, gli incidenti stradali, i casi di salti da balconi e vetrate sfondante. Nei soggetti più sensibili o già fragili, l’esposizione ripetuta può portare a fobie acustiche croniche e disturbi d’ansia generalizzati, con reazioni esagerate anche a rumori molto più lievi, come tuoni o porte che sbattono.

«Ogni anno – racconta Loiacono – vedo aumentare le richieste di aiuto: famiglie che non dormono, animali che hanno bisogno di farmaci e percorsi di recupero, anziani che vivono giorni di forte stress e preoccupazione». Per questo parla di «vera emergenza di benessere animale e di salute pubblica», non di semplice fastidio.

Un capitolo importante è dedicato al ruolo dei bambini e dei ragazzi. Secondo l’istruttore, molti petardi vengono esplosi da minori «spesso molto giovani, sotto lo sguardo indifferente o divertito degli adulti». Da qui una triplice denuncia: la mancanza di educazione da parte dei genitori, la scarsa cultura del rispetto verso gli animali e la «percepita assenza delle istituzioni» sul territorio.

Loiacono non si limita però alla critica. Nella lettera cita con favore i progetti di educazione sessuale e affettiva avviati nelle scuole dell’infanzia genovesi e propone di affiancarvi percorsi strutturati di educazione al rispetto degli animali, in particolare del cane. «Chi sviluppa attenzione e cura verso gli animali da bambino – sostiene – sviluppa un’empatia e un senso di rispetto verso gli altri che non hanno eguali». Lavorare sulla relazione con il cane, per lui, significa far capire ai più piccoli che il proprio divertimento non può basarsi sulla paura di qualcun altro, allenare la capacità di riconoscere la sofferenza dell’altro e gettare le basi di un autentico senso civico.

Sul piano operativo, l’istruttore avanza alcune proposte concrete all’amministrazione comunale:
– una maggiore presenza della polizia locale nei quartieri più critici, con pattugliamenti mirati nelle ore serali da metà novembre in poi e interventi rapidi sulle segnalazioni ripetute, soprattutto vicino ad aree verdi, aree cani, cortili condominiali;
– una campagna di comunicazione cittadina chiara e continua, che spieghi con l’aiuto di veterinari, educatori e associazioni cosa vive realmente un cane quando esplode un botto sotto casa;
– progetti educativi nelle scuole, con incontri e laboratori pratici su come approcciare un cane, come riconoscere i segnali di paura, come proteggerlo dai rumori forti;
– l’individuazione di zone e periodi “fireworks free”, in particolare vicino a ospedali, case di riposo, canili, aree verdi e aree cani, dove i botti siano esplicitamente vietati e i controlli più stringenti.

Loiacono invita a non considerare il tema del benessere animale come marginale rispetto ad altre priorità cittadine. Ricorda che gli animali da compagnia «fanno parte dei nuclei familiari» e che la loro sofferenza incide direttamente sullo stato emotivo di bambini, anziani e persone fragili. I botti, sottolinea, hanno anche un impatto sulla sicurezza urbana: aumentano il rischio di incidenti, gli interventi di emergenza, il carico su canili, veterinari, forze dell’ordine e protezione civile.

In chiusura, l’istruttore cinofilo si rivolge alla Giunta Salis, che definisce «portatrice di un cambiamento per Genova», chiedendo che su questo tema sia «finalmente diversa: più presente nei quartieri, più coerente nel far rispettare le norme, più coraggiosa nel puntare su cultura ed educazione».

Loiacono si dichiara infine disponibile a collaborare con il Comune, partecipando a tavoli di lavoro e mettendo a disposizione le proprie competenze per progetti educativi sul territorio. Il suo auspicio è che Genova possa diventare «una città civile, empatica e rispettosa, non solo per gli animali ma per tutte le persone che qui vivono», a partire anche da un Capodanno un po’ meno rumoroso e molto più consapevole.


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